Dario Gedolaro
Torna di attualità in Parlamento e sui mass media la separazione delle carriere dei magistrati: una corsia per i pubblici ministeri, l’altra per i giudici. Ed è un gran rimbombare di polemiche. La maggioranza dei magistrati è contraria, la maggioranza dei politici (il centro destra più i renziani) favorevole. Chi contrasta questa riforma agita lo spettro di pubblici ministeri al servizio della politica, cioè sotto il controllo del ministro della Giustizia (non si sa però sulla base di quale progetto di legge, visto che quello attualmente in discussione non lo prevede). Chi invece sostiene la separazione delle carriere pensa che essa favorirebbe giudizi più equi da parte dei Tribunali, meno condizionati da rapporti di “colleganza” e quindi di contiguità con i pubblici ministeri. Chi ha fatto esperienza di cronaca giudiziaria sa che il problema non è del tutto campato in aria. In alcuni casi, soprattutto in passato, è valso il criterio del “cane non morde cane”. Negli ultimi tempi sembra che – proprio da quando pende la spada di Damocle della separazione delle carriere – le Corti dimostrino più indipendenza di giudizio dai loro colleghi pubblici ministeri.Carola Vai
E’ il monumento equestre più fotografato d’Italia dai turisti. Torino lo sa bene, tanto da considerarlo un emblema civico, forse storicamente più celebre della Mole Antonelliana.E’ il “cavallo di bronzo”, detto “Caval’d brons”, svettante nella centralissima piazza San Carlo e dedicato al duca Emanuele Filiberto di Savoia autore, nel 1563, del trasferimento della capitale del ducato da Chambery a Torino indicando in questo modo “italiani” gli interessi della dinastia.Dario Gedolaro
“Esiste, dunque, un giudice a Berlino”. Ci scuserà Bertolt Brecht se prendiamo a prestito la frase di una sua opera famosa (in cui si narra la storia di un mugnaio che lotta tenacemente contro l’imperatore per vedere riparato un abuso e trova alla fine giustizia grazie a un magistrato onesto) a proposito di due sentenze di proscioglimento di due esponenti politici di primo piano che, guarda il destino, non solo hanno lo stesso nome, Matteo Renzi e Matteo Salvini, ma erano finiti nei guai per vicende in cui compariva la stessa parola: Open.Pier Carlo Sommo
Il Museo del Paesaggio di Verbania è un’importante istituzione culturale legata al territorio del Lago Maggiore e delle vicine valli. È nato nel 1914 ed è una delle realtà museali piemontesi non ancora sufficientemente conosciuta, nonostante un ricco patrimonio tra i quali spicca la collezione di gessi dello scultore russo, verbanese di adozione, Paolo Troubetzkoy donata al museo dagli eredi nel 1938. Ulteriore riconoscimento del globale valore del Museo è il restauro in corso delle 44 sculture della collezione Troubetzkoy curato dalla restauratrice Maria Gabriella Bonollo di Aosta e del suo staff. I lavori iniziati a ottobre 2024 (termineranno a fine gennaio 2025), si svolgono davanti agli occhi dei visitatori, nelle sale al piano terra di Palazzo Viani Dugnani, sede del museo. Di tutte le sculture, tredici saranno completamente restaurate, le altre trentuno subiranno una manutenzione straordinaria.Dario Gedolaro
E’ davvero finita l’era Tavares? Il maggiore azionista, John Elkann, ha finalmente puntato i piedi di fronte alla francesizzazione del gruppo e deciso di prendere il comando dell’azienda? Sono interrogativi legittimi e particolarmente interessanti per Torino.Pier Carlo Sommo
Una frase attribuita al drammaturgo greco Eschilo recita: “In guerra la prima vittima è la verità”. Purtroppo è una affermazione ancora attuale. Questa asserzione si applica pienamente all’incidente ferroviario di Saint-Michel-de-Maurienne (Savoia) accaduto il 12 dicembre 1917, tra i più gravi della storia di Francia capitato ad un treno gremito di soldati francesi di ritorno a casa dopo aver combattuto sul fronte italiano. Il convoglio deragliò mentre scendeva in Francia dal traforo del Frejus: morirono 425 soldati francesi.Dario Gedolaro
Ma quale centro sinistra ha vinto in Emilia Romagna e in Umbria? La domanda non è superflua e per capirlo basta approfondire il profilo dei due candidati: Michele De Pascale, il neo eletto presidente dell’Emilia Romagna, e, soprattutto, Stefania Proietti, neo governatrice dell’Umbria.Pier Carlo Sommo
Un tempo le opinioni senza fondamento si esprimevano al bar di quartiere e rimanevano in ambiti locali limitati. Qualche giornalista dei giornali scandalistici le raccoglieva, per testate a bassa tiratura che giravano principalmente presso barbieri e parrucchiere. Purtroppo i social media, come immediatamente aveva intuito Umberto Eco, hanno ampliato la sfera della propagazione di bufale, sciocchezze e fake news, raccolte e purtroppo rilanciate da giornalisti frettolosi e da politici scadenti. Ennesima dimostrazione di tale situazione è stata la confusa partita dell’informazione e del comportamento dei politici nostrani sulle elezioni statunitensi dalle quali è uscito vincitore Donald Trump.Dario Gedolaro
“Il mondo alla rovescia”, è il titolo del controverso libro dell’eurodeputato, Roberto Vannacci. Uno scandalo per il radicalismo politico di sinistra, per la cultura cosiddetta “Woke”, cioè del politicamente corretto. Ma quando si leggono certe notizie c’è da chiedersi se il generale abbia tutti i torti. Recentemente il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, ha commentato con grande enfasi il fatto che la città ospiterà, si badi bene nel 2027, l’Europride, e cioè il raduno di chi vanta orientamenti sessuali “diversi” (omosessuali, lesbiche, trans, ecc. ecc.). Ovviamente la notizia ha avuto il commento entusiastico dei quotidiani di proprietà della famiglia Elkann/Agnelli, La Stampa e Repubblica. Il primo l’ha definita “una vittoria” e ha parlato di “un grande riconoscimento per la città”.Pier Carlo Sommo
Torino potrebbe essere considerata la città delle gallerie storiche. Infatti ne possiede tre con circa un secolo di vita: la Subalpina, la più elegante, la San Federico, la più grande, la Umberto I, la più commerciale. Nascono da una filosofia parigina diventata di moda nella seconda metà dell’800, chiamate “passages”, e ispirate ai bazars dei paesi orientali, dove sono antica tradizione le strade mercantili coperte. Le “gallerie” si inserirono nel tessuto cittadino di Torino molto bene perché la città era già percorsa da lunghi e ariosi portici, luoghi di passeggio e commercio.